psicologa venezia hikikomori isolamento sociale volontario

Hikikomori, isolamento sociale volontario

PSICOLOGA A VENEZIA, PADOVA E VERONA


Hikikomori termine giapponese che significa stare in disparte.
Gli Hikikomori sono persone che si isolano in casa, la loro difficoltà principale è nelle relazioni sociali.
Sono ragazzi che abbandonano la scuola e si isolano in casa per mesi o anni.

Il fenomeno è nato intorno agli anni 60 in Giappone.

Il governo giapponese utilizza 3 criteri per identificare gli Hikikomori:

  • Persone isolate a casa da almeno 6 mesi
  • Persone che non vanno a scuola o al lavoro
  • Non devono esserci diagnosi concomitanti con altre psicopatologie, ad esempio schizofrenia o depressione

In Giappone questo fenomeno riguarda più di 1 milione di persone, in Italia ci sono 100.000 casi accertati.

Generalmente gli Hikikomori hanno famiglie benestanti con genitori istruiti, nelle quali la pressione sociale è molto elevata, i genitori hanno alte aspettative nei confronti dei figli.

La prevalenza del fenomeno è principalmente maschile. In Italia, infatti, il 90% delle persone che si isolano è di sesso maschile. Questa percentuale probabilmente è sovrastimata in quanto nella nostra società è più “accettata” una ragazza che si isoli rispetto ad un ragazzo.

L’isolamento sociale volontario nasce spesso in famiglie con dinamiche precise: la mamma è una donna ansiosa e protettiva nei confronti del figlio e caratterialmente più forte del padre.
Spesso i genitori sono separati e il nucleo familiare è composto dalla mamma e dal figlio.

L’adolescenza è la fase della separazione-individuazione dai genitori, nelle famiglie in cui i genitori sono iperprotettivi, generalmente, non viene rispettata questa fase e i figli rimangono degli eterni adolescenti come succede agli Hikikomori.

Ci sono due fasce d’età critiche in cui generalmente compare il fenomeno: nel passaggio dalla terza media alla prima superiore e tra la fine delle scuole superiori e l’ingresso all’università, in genere dopo aver fallito il test d’ammissione al corso di laurea.

Punti che accomunano gli Hikikomori

1 – Ansia del giudizio da parte degli altri (dei compagni di scuola, dei genitori e di se stessi)

  • Per diventare Hikikomori ci deve essere una predisposizione caratteriale, queste persone sono generalmente timide, introverse e spesso sono ragazzi molto intelligenti;
  • Questi ragazzi, prima di isolarsi completamente, provano ad uscire con gli amici ma stanno male, non si sentono a loro agio, quindi dopo un po’ perdono anche la voglia di provare ad uscire di casa. Sopperiscono la mancanza di rapporti interpersonali con rapporti online. Gli Hikikomori vogliono interagire con gli altri, sono isolati dalla società fisicamente, con il loro corpo, ma non mentalmente. Sono ragazzi sempre molto informati e a contatto con diverse persone online, da queste non si sentono giudicati perché condividono lo stesso mondo esperienziale. È sbagliato pensare di ridurre il tutto ad una dipendenza dal computer o da internet, quello è il loro unico strumento per rimanere in contatto con il mondo esterno;
  • Avviene, inoltre, un’inversione del giorno e della notte, di notte giocano con i videogiochi e di giorno dormono.
    Dormono di giorno per non incrociare i genitori, per non vedere i loro sguardi giudicanti;
    Dormire di giorno è un meccanismo psicologico protettivo, così non vedono i genitori e il resto del mondo che va al lavoro e ha una routine. Di notte anche gli altri non vanno al lavoro, non mangiano e quindi ci si sente meno in colpa a perdere tempo;
  • Ci sono molte pressioni sociali di genere riguardo la sessualità “Come giustifico che a 30 anni non ho mai baciato una ragazza?”, questo fatto è molto più presente nei maschi.

2 – Sfiducia nella società

  • Gli Hikikomori hanno sfiducia nel mondo esterno, nella società che li respinge. Queste persone non vogliono fare parte di questa società. All’inizio il processo di isolamento sociale è istintivo “Sto bene a casa”, successivamente entra in gioco un secondo processo di razionalizzazione “Il mondo là fuori non mi vuole, io a casa sto bene quindi ci resto”, in questo processo di cronicizzazione del disturbo il ragazzo si racconta che neanche a lui la società piace;
  • Queste persone sentono una forte paura, ansia sociale, apatia e senso di perdita esistenziale “Che senso ha vivere se poi alla fine dobbiamo morire?”;
  • Dopo mesi/anni di isolamento emerge una forte ansia del tempo perso;
  • Inoltre in un’ottica di reinserimento lavorativo emerge la difficoltà di giustificare “buchi” nel curriculum, in una società che non ammette intoppi alla realizzazione personale. Queste persone pensano di non riuscire a recuperare il tempo perso e quindi rimangono isolati in casa per anni o per tutta la vita;
  • Questo isolamento volontario dura in media tre anni.

Come intervenire?

È necessario fare un percorso con i genitori per portare alla luce dinamiche patologiche familiari e successivamente con il ragazzo per aiutarlo ad uscire dal suo isolamento volontario.

La prevenzione è fondamentale, sarebbe meglio intervenire all’inizio, nelle prime fasi del disturbo, quando queste persone non sono isolate da tanto tempo.

Il Locus of control in queste persone è esterno, ovvero la modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della sua vita siano prodotti non dai suoi comportamenti o azioni ma da cause esterne che sono indipendenti dalla sua volontà.
Questo implica che non ritengano di poter cambiare attivamente la loro situazione.
È importante responsabilizzare questi ragazzi, aiutarli a capire che possiedono la capacità di uscire dal tunnel dell’isolamento sociale e che non porta da nessuna parte attribuire la responsabilità agli altri.

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